Eco e Narciso

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Il film reinterpreta in chiave contemporanea il mito di Eco e Narciso, tratto da "Le Metamorfosi" di Ovidio.

La ninfa Eco si strugge d’amore per Narciso, mentre quest’ultimo vive la passione amorosa come un gioco. Per sfuggire alla ninfa che lo insegue, Narciso si nasconde in una sala cinematografica. Qui, Narciso vede la propria immagine riflessa sullo schermo, e s’innamora di se stesso, mentre Eco, dietro di lui, svanisce tra le tende rosse del cinema.

I due scompaiono dalla sala, che rimane vuota. Dalla loro trasformazione in suono e immagine trae la sua origine il cinema stesso, che altro non è che connubio tra questi due elementi. Sullo schermo appare proiettata un’ultima sequenza: il racconto della metamorfosi in narciso è accompagnato dall’immagine di un piatto bianco, sul quale alcuni spicchi d'arancia sono disposti a formare la rappresentazione di un fiore. Uno degli spicchi viene prelevato dal piatto, per terminare la preparazione di un cocktail Campari.